Riunione Comites – incontro con la comunita’ italo-bengalese

Il Presidente del Comites di Londra Pietro Molle ha indetto una riunione del Comites della circoscrizione di Londra Domenica, 10 Dicembre 2017, dalle 15.00 alle 17.00 (orario di chiusura ipotetico), al quale seguira’ un incontro con le rappresentanze delle associazioni italo-bengalesi presenti a Londra fino alle ore 19.00

presso l’Ilford Catholic Club, 324 High Rd, Ilford IG1 1QP

Ordine del giorno da definire.

Un pomerigio assieme ai membri del Comites, per capire come funziona e di cosa si occupa questa associazione volontaria,  e per raccogliere le opinioni e problematiche della comunita’ italiana a Londra e in particolare con la comunita’ italo-bengalese presente nel Regno Unito.

A discrezione del Presidente della seduta: interventi del pubblico

Il pubblico potrà assistere alla seduta. Compatibilmente con le esigenze di orario di chiusura dei lavori, il Presidente della seduta avrà la facoltà di concedere la parola ai membri del pubblico che ne abbiano fatto richiesta al Segretario all’inizio della seduta.

 

Posizione del Comites Londra su Brexit

Il Comites di Londra segue con grande attenzione gli sviluppi della negoziazione in corso tra GB ed UE. Con questo documento vuole esprimere la propria posizione sulle problematiche che coinvolgono la comunità italiana.

Il primo ministro britannico Theresa May, ha comunicato la volontà di completare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea il 29 marzo 2019.

La proposta del governo britannico è quella di implementare il sistema di Settle Status per la registrazione dei cittadini europei, sistema che ad oggi non è stato ancora ben definito.

Il Primo Ministro Theresa May, nella lettera ai cittadini europei del 19 ottobre 2017, e la Ministro dell’Interno, Amber Rudd, il 7 novembre 2017, hanno specificato l’intenzione di semplificare il più possibile il processo di registrazione ma molto resta ancora da chiarire.

Durante la conferenza stampa congiunta UE-UK, tenutasi il 10 novembre scorso, al termine dell’ultimo round di negoziazioni, il rappresentante dell’Unione Europea ha notato che alcuni progressi sul tema dei diritti dei cittadini sono stati fatti e che nonostante ciò, questi non sono stati ritenuti sufficienti per poter procedere alla seconda fase di negoziazione.

Attualmente i negoziati sono fermi alla prima fase volta a trovare un accordo su:

  1. Divorce Bill
  2. Diritti dei cittadini
  3. Confine fra la Repubblica dell’Irlanda e Irlanda del Nord

Rispetto ai negoziati attualmente in corso, il Comites di Londra prenderà delle iniziative politiche e sociali a tutela degli interessi delle comunità dei cittadini italiani.

Questo Comites, eserciterà pressione sulle istituzioni italiane e britanniche, in rappresentanza degli interessi della cittadinanza, sulle seguenti tematiche:

  1. Mantenimento di tutti i diritti acquisiti come cittadini UE, compreso il ricongiungimento familiare ed il diritto di voto all’elezioni amministrative.
  2. Procedura semplice e non discriminatoria per avere il nuovo status post Brexit.
  3. Garanzia che a tutti i cittadini italiani emigrati prima del 1973, che posseggono l’Indefinite Leave to Remain (precedentemente chiamato Settlement Status), vengano garantiti gli stessi diritti che hanno acquisito come cittadini UE, ottenendo automaticamente il nuovo status, senza nessuna procedura di application.
  4. Garanzia che per tutti i cittadini italiani in possesso della Permanent Residence, venga garantito il nuovo status in modo gratuito, con una procedura di application
  5. Richiesta che per tutti i cittadini italiani iscritti all’AIRE faccia testo la data di iscrizione per provare la durata della propria residenza del Regno Unito ai fini dell’application per il Settled
  6. I Consolati e l’Ambasciata debbono sostenere e difendere la comunità più anziana nel caso di assenza di documenti che certificano la continuità dell’ILR, per far sì che l’Home Office non si comporti in modo discriminatorio nei loro confronti.
  7. Il Ministero Affari Esteri, per tramite della Missione Diplomatica, deve intervenire e supportare questo COMITES nel caso venga rigettata, a qualsiasi cittadino italiano che abbia maturato i 5 anni di residenza, la domanda per acquisire il nuovo status per rimanere nel Regno Unito.
  8. In accordo con la posizione dell’UE, ci sia un livello di giudizio indipendente che garantisca l’applicazione dei diritti condivisi derivanti dagli accordi UE – UK.

In questa fase storica è importante l’unione di tutte le realtà italiane presenti sul territorio, indipendentemente dall’appartenenza partitica e politica.

Il Comites Londra s’impegna a collaborare e a promuovere la coordinazione di tutte le realtà istituzionali, dei patronati e delle associazioni, per tutelare e sostenere i diritti dei cittadini italiani, per far in modo che la comunità tutta possa essere sempre aggiornata ed informata sugli sviluppi della negoziazione.

Tutti i Comites, i Patronati e le associazioni devono collaborare assieme per l’obiettivo comune, ovvero la tutela dei diritti di cittadinanza europea acquisiti dalla comunità italiana.

 

Relazione Comites al Senato

Relazione presentata dal Presidente del Comites durante l’audizione sul Brexit al Senato.

Introduzione

A nome del COMITES della circoscrizione consolare di Londra, ringrazio sentitamente la Commissione Senato per aver scelto di ascoltare il nostro Ente sui problemi che la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea potrà causare ai connazionali qui residenti. E’ un segnale importante che abbiamo accolto con piacere nella speranza che questo gesto dia inizio ad uno scambio di informazioni e ad un continuo dialogo, fino alla conclusione degli accordi.

Presentazione di chi sono

Prima di passare alla mia breve relazione vorrei presentarmi: mi chiamo Pietro Molle e sono nato a Biccari (FG). Ho scelto di emigrare in Inghilterra nel 1969 avendo ottenuto un contratto di lavoro come domestico in un ospedale della città di Leicester. Dopo un anno, con il permesso dell’Home Office (il Ministero dell’Interno britannico) ho cambiato lavoro e sono stato assunto come contabile in una fabbrica di climatizzatori industriali. La normativa allora in vigore (l’Aliens Order del 1953) non mi permetteva di cambiare lavoro senza il permesso dell’Home Office per quattro anni. Ricordo che per ben due mesi tale Ministero bombardò con lettere e telefonate la ditta che mi aveva offerto il nuovo impiego, chiedendo che la posizione offertami fosse messa a disposizione prima ai cittadini inglesi. Nel 1972 ottenni l’ambito status di “settled” cioè il permesso di residenza a tempo indeterminato che mi rendeva “libero” di spostarmi liberamente senza avvisare la polizia locale e di cambiare lavoro senza ottenere il permesso dell’Home Office.

Nel 1973 sono stato assunto dal Patronato Acli diventandone coordinatore nazionale nel 1981. Dal 2013 sono in pensione. Da aprile 2015 sono il presidente del Comites di Londra e nel giugno del 2016, dopo quarantasette anni di permanenza in questo Paese, sono ritornato a sentirmi uno “straniero” come mi sentivo nel 1969, con l’aggravante che questa volta, per alcuni politici inglesi, sono diventato anche un bargaining chip, cioè un soggetto da barattare.

A me è piaciuto vivere in Gran Bretagna, dove è cresciuta la mia famiglia, dove vivono le mie figlie, i miei nipotini; in qualche modo ho sentita mia anche questa terra, come una seconda patria dopo Biccari.

Ci tenevo a sottolineare il percorso che ho intrapreso da emigrato italiano in GB perché tale percorso rappresenta la sintesi di vita di oltre 200mila italiani registrati all’AIRE. La decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea è stata per tutti un fulmine a ciel sereno.

 

I problemi

L’emigrazione italiana in Gran Bretagna è complessa, varia e dislocata in molte località della Gran Bretagna: vi sono studenti a Londra, medici generici e specialisti a Bedford e Cardiff, ricercatori a Cambridge, professori a Oxford, infermieri a St. Albans, commercianti a Birmingham e Manchester, bancari e assicuratori nella City, agricoltori a Hoddesdon e Waltham Cross, e poi ci sono gli operai delle industrie, i cuochi, i lavapiatti, le badanti, gli elettricisti dislocati in molte altre città. Vi sono anche tanti pensionati italiani che ricevono una pensione dal Department for Work and Pension.

Ciò premesso, vorrei concentrarmi brevemente su uno degli aspetti delle negoziazioni che al momento sta suscitando più interesse: la libera circolazione delle persone.

Molto si è detto e parlato su che tipo di Brexit vogliono i britannici: hard Brexit oppure soft Brexit, nel primo caso la Gran Bretagna, rifiutando qualsiasi compromesso su alcuni problemi come la libera circolazione delle persone, rinuncia al mercato unico europeo ed opera secondo le regole basate sul World Trade Organization; invece la soft Brexit potrebbe coinvolgere una certa forma di associazione con il mercato unico europeo in cambio di un certo grado di libera circolazione delle persone.

Quello che è certo, è il fatto che è difficile prevedere ora quali saranno i diritti accordati ai cittadini con la sola cittadinanza italiana residenti in questo Paese. Possiamo però chiedere che le negoziazioni riaffermino certi diritti già maturati.

In Gran Bretagna, prima del 1.mo gennaio 1973, i flussi di immigrazione erano regolati dalle norme nazionali previste dall’Aliens Order 1953. I punti salienti di questa normativa erano i seguenti:

  1. era obbligatorio avere nel passaporto lo stampo dell’Home Office che doveva essere esibito all’arrivo in Gran Bretagna,
  2. il permesso di residenza e di circolazione era limitato al tipo di lavoro ed alla sua durata;
  3. veniva rilasciato un cartellino da parte della polizia locale per i controlli di residenza;
  4. dopo quattro anni di permanenza l’Home Office accordava il diritto di libera circolazione a tempo indeterminato. Tale diritto veniva riportato sul passaporto dell’interessato;
  5. i diritti dati alla persona interessata venivano estesi a tutti i suoi dipendenti.

 

Sono dell’opinione che sin da adesso questi diritti debbano essere confermati e certificati, e che venga ribadito che i connazionali emigrati prima del 1973 non verranno inclusi nelle future trattative. Questa chiarificazione servirà a tranquillizzare un grande numero di connazionali pensionati, e che poi sono le persone che più si preoccupano di quanto stia succedendo in questi ultimi tempi.

 

Per gli italiani emigrati in questo paese dopo il primo gennaio 1973, la normativa applicabile era ed è ancora per i prossimi due anni, quella comunitaria e cioè il Regolamento 1612 del 1968 e le varie Direttive, l’ultima la 38/2004, che assicura la libera circolazione dei cittadini europei nelle forme che tutti sappiamo. Per queste persone già si possono prevedere due tipologie di immigrazione: quelli che hanno maturato i cinque anni di presenza legale in questo Paese e quelli che sono venuti negli ultimi cinque anni.

Per il primo gruppo, cioè quelli che vantano una presenza di cinque anni, c’è da dire

che le norme comunitarie non obbligano il Paese di residenza a rilasciare un documento che certifichi tali diritti, poiché vige il principio che i diritti di libera circolazione e di residenza scaturiscono direttamente dalle norme comunitarie. Questa carenza di documentazione però, potrebbe presentare dei problemi quando, se così sarà, verrà stabilito che è onere dell’interessato provare la propria permanenza su questo territorio per ottenere il permesso di rimanere anche dopo la separazione. E’ necessario quindi che:

 

a)-nella trattazione venga stabilito che chi deve fare i controlli dei cinque anni di presenza sul territorio, sia in primo luogo l’autorità britannica attraverso i molteplici e logici canali, come il versamento dei contributi, il pagamento delle tasse, ecc.

 

b)-se ciò non fosse possibile, è necessario che vengano elencati quali debbono essere i documenti dimostrativi della presenza;

 

c)-i costi della procedura non siano a carico dell’interessato o in ogni caso non esorbitanti;

 

d)-i diritti accordati al cittadino europeo adulto debbono essere pari pari accordati ai suoi dipendenti anche se questi possiedono una cittadinanza extra comunitaria. (Vedi l’associzione dell’Italian Bangladeshi Association).

 

Il secondo gruppo, cioè per i cittadini che da poco sono approdati sul territorio britannico.

Questa è la categoria di persone più a rischio e si spera che gli accordi non vengano applicati in modo retroattivo, anche se già vi sono alcuni casi di offerte di lavoro da parte di ditte che apertamente dichiarano di accettare domande di soli cittadini britannici. Per questo gruppo di persone ritengo che sia necessario:

a)- che si eviti di raggiungere accordi di principio lasciando alle autorità britanniche la loro interpretazione.

b)-che chi deve decidere sulla interpretazione delle clausole degli accordi, sia in ultima analisi la Corte di Giustizia Europea, con la condizione che venga dato anche al singolo interessato il diritto di accedervi.

Modulo Residenza

Vorrei portare alla vostra conoscenza cosa stia succedendo in questi ultimi mesi tra la nostra comunità. Spinti dal panico, vi sono molti nostri connazionali che stanno chiedendo all’Home Office il permesso di soggiorno permanente attraverso la compilazione di un complicato modulo on line, e sono convinti che questo documento assicuri il diritto di rimanere in Gran Bretagna anche dopo la conclusione delle trattative. Il modulo deve essere accompagnato dal versamento di £65.

Soprattutto in Londra stanno nascendo una serie di agenzie e studi legali che chiedono somme ingenti per “aiutare” gli interessati a compilare questo modulo che, studiosamente da parte delle autorità, è stato abbinato alla richiesta di cittadinanza britannica. Ovviamente il permesso di soggiorno per le persone comprese in questi ultimi due gruppi sarà oggetto di trattative e quindi la concessione di tale certificato potrebbe risultare inutile. Anche le autorità italiane, preoccupate da questa tendenza, hanno rilasciato una nota esplicativa, nel senso che converrebbe aspettare la conclusione delle trattative prima di fare una simile richiesta.

A proposito di autorità italiane.

Se permettete, in ultimo, vorrei parlare della situazione del Consolato Generale d’Italia a Londra per lanciare un grido di aiuto.

La Brexit gia’ adesso sta alimentando un aumento delle domande di cittadinanza da parte della seconda, terza e quarta generazione di figli di cittadini italiani che, essendo nati in Gran Bretagna, hanno sin dalla nascita acquisito la cittadinanza britannica. Non hanno pensato di ottenere anche la cittadinanza italiana perché certi di vantare gli stessi diritti. La Brexit ovviamente ha cambiato questa situazione.

Come sapete la comunità italiana nella circoscrizione di competenza del Consolato Generale di Londra ad oggi conta 291.000 iscrizioni all’AIRE, confermandosi la prima in Europa per dimensioni e la seconda al mondo dopo quella di Buenos Aires. Si stima che in effetti la presenza italiana tocchi le 600.000 unità. Se si mettono in conto anche la seconda, terza e quarta generazione, il numero degli utenti è di gran lunga superiore alla  stima di 600.000 persone.

C’è da ammirare il lavoro svolto con dedizione e professionalità dal Console Generale Mazzanti e dalla console Romani con tutto il loro staff.  Ma come è stato rappresentato all’Onorevole Amendola ed al Senatore Tonini, e come è stato ripetutamente fatto presente a chi di dovere dall’Ambasciatore Terracciano, il consolato di Londra sta operando con grandissime difficoltà. La Brexit sta aumentando questa situazione di emergenza ed il tempo di agire è adesso. Il consolato ha necessità di ottenere più fondi per poter assumere altro personale.

 

Conclusione

Come dicevo prima, i temi oggetto di trattative che le due commissioni dovranno affrontare sono molti. Avrei voluto presentarvi anche alcune

mie valutazioni sui diritti maturati nel campo della previdenza ed assistenza, nel campo dell’assistenza sanitaria e della convalida degli atti di stato civile. Ma il tempo datomi e quello che è, perciò vi ringrazio ancora dell’opportunità che mi è stata data e della vostra pazienza.

 

Seduta ordinaria Comites Londra 27 Novembre 2016

Il Presidente del Comites di Londra Pietro Molle convoca per Domenica 27 Novembre 2016 alle ore 11:00

al seguente indirizzo:

Adam House

7-10 Adam Street

London, WC2N 6AA

una seduta ordinaria del Comites di Londra per deliberare sul seguente ordine del giorno:

  1. Discussione in merito alle attività in programma nei mesi di novembre e dicembre p.v.
  2. Organizzazione della riunione di fine anno.
  3. Contabilità e situazione finanziaria del Comites.
  4. Dimissioni della Consigliera Maria Picciano.
  5. Ricerca sulla Comunità Italiana in collaborazione con l’Università Nicolò Cusano.
  6. Approvazione dei verbali delle recenti sedute del Comites di Londra;
  7. Varie ed eventuali;

A discrezione del Presidente della seduta: interventi del pubblico.

Ipotetico orario di chiusura dei lavori: 13:30.

Il pubblico potrà assistere alla seduta. Compatibilmente con le esigenze di orario di chiusura dei

lavori, il Presidente della seduta avrà la facoltà di concedere la parola ai membri del pubblico che ne abbiano fatto richiesta al Segretario all’inizio della seduta.

Per informazioni scrivere a: segreteria@comiteslondra.info

Seduta ordinaria Comites di Londra 11 Settembre 2016

Il presidente del Comites di Londra Pietro Molle convoca per il giorno 11 settembre p.v., alle ore 11:00 al seguente indirizzo: 136 Clerkenwell Road, London EC1R 5DL, una seduta del COMITES per deliberare sul seguente ordine del giorno:

  1. Discussione e deliberazioni in merito alle iniziative intraprese e/o da intraprendere in relazione al recente terremoto avvenuto in Centro Italia;
  2. Analisi ed approvazione del bilancio preventivo;
  3. Discussione e delibrazione in merito alla proposta di Moving Forward relativa ad incontri itineranti in tema di “Brexit” e del prossimo referendum;
  4. Programmazione delle attività da finanziare nei mesi di ottobre, novembre e dicembre
  5. Approvazione dei verbali delle recenti sedute del Comites;
  6. Varie ed eventuali;

Ipotetico orario di chiusura dei lavori: 13:30.

Il pubblico potrà assistere alla seduta. Compatibilmente con le esigenze di orario di chiusura dei lavori, il Presidente della seduta avrà la facoltà di concedere la parola ai membri del pubblico che ne abbiano fatto richiesta al Segretario all’inizio della seduta.

Il sottosegretario Amendola incontra esponenti del Comites di Londra

Giovedì 14 luglio si è tenuta, presso l’Ambasciata d’Italia a Londra, una riunione tra il Sottosegretario agli Affari Esteri Vincenzo Amendola, l’Ambasciatore Pasquale Terracciano, la Consigliera Silvia Limoncini, la Console di Londra Giulia Romani, il Presidente Comites di Londra Pietro Molle, la Vice Presidente Comites di Londra  Maria Iacuzio, in sostituzione di Emanuele Bernardini  Presidente Comites di Manchester ed i rappresentanti del CGIE Luigi Billè e Manfredi Nulli.

Dopo una breve introduzione da parte del Sottosegretario Amendola e dell’Ambasciatore Terracciano, sono stati esaminati i seguenti punti: i servizi consolari, la situazione dei connazionali dopo il referendum del 23 giugno, la necessità di velocizzare le procedure d’iscrizione all’Aire ed i tagli ai contributi ai corsi di lingua e cultura italiana all’estero.

Per il primo punto i consiglieri del Comites hanno spiegato come la riorganizzazione degli ultimi anni della rete consolare in Inghilterra, stia producendo gravi disagi, sia per la collettività italiana che per il personale addetto. La grossa mole di richieste fa si che il sevizio non sia fornito in maniera sufficiente per il territorio.

Inoltre si è fatto notare come conseguenza dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, la rete consolare potrebbe trovarsi dinanzi ad una grave emergenza, poiché il numero di richieste di passaporto e cittadinanza italiana potrebbe aumentare. A fianco delle richieste di routine potrebbero, infatti, aggiungersi quelle di cittadini italiani in possesso anche della cittadinanza britannica.

I rappresentanti del Comites di Londra e del CGIE hanno quindi chiesto al Sottosegretario Amendola la riattivazione di altri due poli operativi: Manchester e Bedford. Il Sottosegretario ha spiegato che per la ristrettezza dei fondi a disposizione del Ministero degli Affari Esteri, è al momento impossibile aprire gli uffici richiesti. Il Sottosegretario ha però assicurato che sarà presto aumentato il numero del personale presso il Consolato Generale di Londra e che i Consolati Onorari, i Vice Consolati e le Agenzie Consolari riceveranno un numero maggiore di fondi. Così da poter contribuire ad alleggerire il carico del Consolato Generale gestendo alcuni servizi sul territorio. Ad esempio: raccogliendo le impronte digitali o preparando la documentazione necessaria per gli altri servizi gestiti da Londra. Il Sottosegretario si è dichiarato interessato a visitare di persona altre realtà della circoscrizione consolare come quella di Manchester.

A commento alla decisione di lasciare l’Unione Europea da parte dei cittadini del Regno Unito il Sottosegretario Amendola ha sottolineato il rammarico del Governo italiano per il risultato del referendum ed ha assicurato che il Governo continuerà a sostenere gli italiani che vivono nel Regno Unito nel difendere i propri diritti da eventuali discriminazioni e penalizzazioni. L’Ambasciatore Terracciano ha ribadito che i diritti acquisiti non verranno posti in dubbio, ma che per il momento nulla cambia perché al risultato referendario seguiranno delle negoziazioni che chiariranno le posizioni dei cittadini europei che vivono in questo Paese. Alcuni partecipanti hanno sottolineato che molti italiani residenti nel Regno Unito stanno contattando sia i membri dei Comites che i patronati, esternando grosse preoccupazioni sulla loro posizione.  E’ stato quindi ribadito che la salvaguardia dei diritti acquisiti non è certa, ed quindi è necessario fin da ora attivarsi per essere meglio informati sui possibili scenari per prepararsi alle varie evenienze.

E’ stato deciso quindi che il Comites, in collaborazione con il Consolato e l’Ambasciata, organizzerà per i primi di ottobre una conferenza a cui parteciperà il Sottosegretario Amendola ed a cui saranno invitati i rappresentanti delle associazioni italiane operanti nella nostra circoscrizione.

Il Comites di Londra ha quindi richiesto l’invio di una circolare governativa ai comuni italiani per velocizzare e dare priorità alle richieste d’iscrizione AIRE provenienti dal Regno Unito vista l’emergenza attuale. Il Sottosegretario ha assicurato che sono state effettuate delle modifiche e miglioramenti al sistema di centralizzazione, pertanto tutte le richieste d’iscrizione verranno evase in maniera più celere.

Infine è stato sollevato il problema dei tagli sui contributi ai corsi di lingua e cultura all’estero. Il Sottosegretario ha assicurato che i 2,6 milioni di euro tagliati saranno presto reintegrati.

Brexit: nessun cambiamento immediato per gli italiani nel Regno

I cittadini del Regno Unito hanno scelto di lasciare l’Unione Europea nel referendum del 23 giugno scorso (Brexit). Questa decisione però non è immediata, ma verrà implementata due anni dopo che il Governo britannico notificherà al Consiglio Europeo la volontà di lasciare l’Unione. Da tale momento, come stipulato nell’Articolo 50 del trattato di Lisbona, inizieranno le negoziazioni, che possono durare un massimo di due anni.

In questo periodo la Gran Bretagna dovrà rinegoziare nuovi trattati non solo con l’Unione Europea ma dovrà stipulare degli accordi bilaterali con ogni paese dell’Unione. Le aree principali della trattazione saranno la libera circolazione delle merci e dei servizi e la libera circolazione delle persone. In particolare, la libera circolazione delle persone si riferisce non solo alle norme che regolano i movimenti delle persone da e per la Gran Bretagna ma anche quelle sulla sicurezza sociale, sull’assistenza sanitaria e sulla pratica delle libere professioni.

Non sarà facile fare tutto questo in due anni. Allo scadere di questo termine i trattati europei cesseranno di essere applicati sul territorio del Regno Unito, anche se non è stata raggiunta alcuna intesa.

E’ da sottolineare, però, che finché non scadranno i due anni dalla data di notifica della volontà di lasciare l’Unione europea, nulla cambia, ed i diritti e doveri dei cittadini italiani che risiedono in Gran Bretagna rimangono quelli oggi in vigore.

E’ impossibile prevedere ora i contenuti delle trattazioni, un possibile scenario è quello che ai cittadini Europei vengano applicate le norme in vigore per i cittadini extra europei. Per quanto riguarda il movimento delle merci, potrebbero entrare in vigore le norme del World Trade Organisation e ciò significa che, per esempio, le merci esportate dall’Italia in Gran Bretagna saranno soggette a dazi, al tempo stesso potrebbero iniziare i controlli ai porti di sbarco sul territorio britannico. Queste, però, sono solo supposizioni perché tutto sarà deciso durante le negoziazioni che il Governo britannico avrà con l’Unione non appena invocato l’articolo 50.

Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, potrebbero entrare in vigore le norme nazionali sull’immigrazione, sulla sicurezza sociale, sul servizio sanitario nazionale, sul riconoscimento degli studi e sulla pratica delle libere professioni. Sarebbe prudente quindi prepararsi per avere le carte in regola quando e se verrà richiesto di dimostrare i diritti acquisiti.

Libera circolazione

Le regole nazionali britanniche sulla immigrazione adesso prevedono le seguenti regole che potrebbero applicarsi in toto oppure in parte anche ai cittadini degli stati dell’Unione dopo la separazione.

Right of abode (lo stato di diritto al domicilio) prevede il diritto di entrata, di permanenza per studiare e per lavorare come dipendente oppure come lavoratore autonomo, senza alcuna restrizione di luogo e di tempo per l’interessato e per i suoi dipendenti.

Il Right of abode , spetta ai cittadini britannici oppure ai cittadini di alcuni stati del Commonwealth. Il documento che prova tale diritto è il passaporto rilasciato dalle autorità britanniche.

Chi ha la doppia cittadinanza, quella italiana e quella britannica, conserverà lo stato di diritto al domicilio anche dopo la separazione.

Coloro che invece non hanno la cittadinanza britannica ma che già si trovano sul territorio della Gran Bretagna al momento della separazione, potrebbero dover richiedere il certificate of entitlement (il certificato di acquisizione del diritto di domicilio) attraverso la presentazione di apposita domanda ed il versamento di £ 272 (costo valido nel 2016).

Il diritto al certificate of entitlement dipenderà dalla contrattazione tra il Governo britannico e l’Unione Europea.

Al momento però dobbiamo solo attendere e vedere come andranno le contrattazioni tra UE ed il Regno Unito.