Relazione Comites al Senato

Relazione presentata dal Presidente del Comites durante l’audizione sul Brexit al Senato.

Introduzione

A nome del COMITES della circoscrizione consolare di Londra, ringrazio sentitamente la Commissione Senato per aver scelto di ascoltare il nostro Ente sui problemi che la decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea potrà causare ai connazionali qui residenti. E’ un segnale importante che abbiamo accolto con piacere nella speranza che questo gesto dia inizio ad uno scambio di informazioni e ad un continuo dialogo, fino alla conclusione degli accordi.

Presentazione di chi sono

Prima di passare alla mia breve relazione vorrei presentarmi: mi chiamo Pietro Molle e sono nato a Biccari (FG). Ho scelto di emigrare in Inghilterra nel 1969 avendo ottenuto un contratto di lavoro come domestico in un ospedale della città di Leicester. Dopo un anno, con il permesso dell’Home Office (il Ministero dell’Interno britannico) ho cambiato lavoro e sono stato assunto come contabile in una fabbrica di climatizzatori industriali. La normativa allora in vigore (l’Aliens Order del 1953) non mi permetteva di cambiare lavoro senza il permesso dell’Home Office per quattro anni. Ricordo che per ben due mesi tale Ministero bombardò con lettere e telefonate la ditta che mi aveva offerto il nuovo impiego, chiedendo che la posizione offertami fosse messa a disposizione prima ai cittadini inglesi. Nel 1972 ottenni l’ambito status di “settled” cioè il permesso di residenza a tempo indeterminato che mi rendeva “libero” di spostarmi liberamente senza avvisare la polizia locale e di cambiare lavoro senza ottenere il permesso dell’Home Office.

Nel 1973 sono stato assunto dal Patronato Acli diventandone coordinatore nazionale nel 1981. Dal 2013 sono in pensione. Da aprile 2015 sono il presidente del Comites di Londra e nel giugno del 2016, dopo quarantasette anni di permanenza in questo Paese, sono ritornato a sentirmi uno “straniero” come mi sentivo nel 1969, con l’aggravante che questa volta, per alcuni politici inglesi, sono diventato anche un bargaining chip, cioè un soggetto da barattare.

A me è piaciuto vivere in Gran Bretagna, dove è cresciuta la mia famiglia, dove vivono le mie figlie, i miei nipotini; in qualche modo ho sentita mia anche questa terra, come una seconda patria dopo Biccari.

Ci tenevo a sottolineare il percorso che ho intrapreso da emigrato italiano in GB perché tale percorso rappresenta la sintesi di vita di oltre 200mila italiani registrati all’AIRE. La decisione della Gran Bretagna di lasciare l’Unione Europea è stata per tutti un fulmine a ciel sereno.

 

I problemi

L’emigrazione italiana in Gran Bretagna è complessa, varia e dislocata in molte località della Gran Bretagna: vi sono studenti a Londra, medici generici e specialisti a Bedford e Cardiff, ricercatori a Cambridge, professori a Oxford, infermieri a St. Albans, commercianti a Birmingham e Manchester, bancari e assicuratori nella City, agricoltori a Hoddesdon e Waltham Cross, e poi ci sono gli operai delle industrie, i cuochi, i lavapiatti, le badanti, gli elettricisti dislocati in molte altre città. Vi sono anche tanti pensionati italiani che ricevono una pensione dal Department for Work and Pension.

Ciò premesso, vorrei concentrarmi brevemente su uno degli aspetti delle negoziazioni che al momento sta suscitando più interesse: la libera circolazione delle persone.

Molto si è detto e parlato su che tipo di Brexit vogliono i britannici: hard Brexit oppure soft Brexit, nel primo caso la Gran Bretagna, rifiutando qualsiasi compromesso su alcuni problemi come la libera circolazione delle persone, rinuncia al mercato unico europeo ed opera secondo le regole basate sul World Trade Organization; invece la soft Brexit potrebbe coinvolgere una certa forma di associazione con il mercato unico europeo in cambio di un certo grado di libera circolazione delle persone.

Quello che è certo, è il fatto che è difficile prevedere ora quali saranno i diritti accordati ai cittadini con la sola cittadinanza italiana residenti in questo Paese. Possiamo però chiedere che le negoziazioni riaffermino certi diritti già maturati.

In Gran Bretagna, prima del 1.mo gennaio 1973, i flussi di immigrazione erano regolati dalle norme nazionali previste dall’Aliens Order 1953. I punti salienti di questa normativa erano i seguenti:

  1. era obbligatorio avere nel passaporto lo stampo dell’Home Office che doveva essere esibito all’arrivo in Gran Bretagna,
  2. il permesso di residenza e di circolazione era limitato al tipo di lavoro ed alla sua durata;
  3. veniva rilasciato un cartellino da parte della polizia locale per i controlli di residenza;
  4. dopo quattro anni di permanenza l’Home Office accordava il diritto di libera circolazione a tempo indeterminato. Tale diritto veniva riportato sul passaporto dell’interessato;
  5. i diritti dati alla persona interessata venivano estesi a tutti i suoi dipendenti.

 

Sono dell’opinione che sin da adesso questi diritti debbano essere confermati e certificati, e che venga ribadito che i connazionali emigrati prima del 1973 non verranno inclusi nelle future trattative. Questa chiarificazione servirà a tranquillizzare un grande numero di connazionali pensionati, e che poi sono le persone che più si preoccupano di quanto stia succedendo in questi ultimi tempi.

 

Per gli italiani emigrati in questo paese dopo il primo gennaio 1973, la normativa applicabile era ed è ancora per i prossimi due anni, quella comunitaria e cioè il Regolamento 1612 del 1968 e le varie Direttive, l’ultima la 38/2004, che assicura la libera circolazione dei cittadini europei nelle forme che tutti sappiamo. Per queste persone già si possono prevedere due tipologie di immigrazione: quelli che hanno maturato i cinque anni di presenza legale in questo Paese e quelli che sono venuti negli ultimi cinque anni.

Per il primo gruppo, cioè quelli che vantano una presenza di cinque anni, c’è da dire

che le norme comunitarie non obbligano il Paese di residenza a rilasciare un documento che certifichi tali diritti, poiché vige il principio che i diritti di libera circolazione e di residenza scaturiscono direttamente dalle norme comunitarie. Questa carenza di documentazione però, potrebbe presentare dei problemi quando, se così sarà, verrà stabilito che è onere dell’interessato provare la propria permanenza su questo territorio per ottenere il permesso di rimanere anche dopo la separazione. E’ necessario quindi che:

 

a)-nella trattazione venga stabilito che chi deve fare i controlli dei cinque anni di presenza sul territorio, sia in primo luogo l’autorità britannica attraverso i molteplici e logici canali, come il versamento dei contributi, il pagamento delle tasse, ecc.

 

b)-se ciò non fosse possibile, è necessario che vengano elencati quali debbono essere i documenti dimostrativi della presenza;

 

c)-i costi della procedura non siano a carico dell’interessato o in ogni caso non esorbitanti;

 

d)-i diritti accordati al cittadino europeo adulto debbono essere pari pari accordati ai suoi dipendenti anche se questi possiedono una cittadinanza extra comunitaria. (Vedi l’associzione dell’Italian Bangladeshi Association).

 

Il secondo gruppo, cioè per i cittadini che da poco sono approdati sul territorio britannico.

Questa è la categoria di persone più a rischio e si spera che gli accordi non vengano applicati in modo retroattivo, anche se già vi sono alcuni casi di offerte di lavoro da parte di ditte che apertamente dichiarano di accettare domande di soli cittadini britannici. Per questo gruppo di persone ritengo che sia necessario:

a)- che si eviti di raggiungere accordi di principio lasciando alle autorità britanniche la loro interpretazione.

b)-che chi deve decidere sulla interpretazione delle clausole degli accordi, sia in ultima analisi la Corte di Giustizia Europea, con la condizione che venga dato anche al singolo interessato il diritto di accedervi.

Modulo Residenza

Vorrei portare alla vostra conoscenza cosa stia succedendo in questi ultimi mesi tra la nostra comunità. Spinti dal panico, vi sono molti nostri connazionali che stanno chiedendo all’Home Office il permesso di soggiorno permanente attraverso la compilazione di un complicato modulo on line, e sono convinti che questo documento assicuri il diritto di rimanere in Gran Bretagna anche dopo la conclusione delle trattative. Il modulo deve essere accompagnato dal versamento di £65.

Soprattutto in Londra stanno nascendo una serie di agenzie e studi legali che chiedono somme ingenti per “aiutare” gli interessati a compilare questo modulo che, studiosamente da parte delle autorità, è stato abbinato alla richiesta di cittadinanza britannica. Ovviamente il permesso di soggiorno per le persone comprese in questi ultimi due gruppi sarà oggetto di trattative e quindi la concessione di tale certificato potrebbe risultare inutile. Anche le autorità italiane, preoccupate da questa tendenza, hanno rilasciato una nota esplicativa, nel senso che converrebbe aspettare la conclusione delle trattative prima di fare una simile richiesta.

A proposito di autorità italiane.

Se permettete, in ultimo, vorrei parlare della situazione del Consolato Generale d’Italia a Londra per lanciare un grido di aiuto.

La Brexit gia’ adesso sta alimentando un aumento delle domande di cittadinanza da parte della seconda, terza e quarta generazione di figli di cittadini italiani che, essendo nati in Gran Bretagna, hanno sin dalla nascita acquisito la cittadinanza britannica. Non hanno pensato di ottenere anche la cittadinanza italiana perché certi di vantare gli stessi diritti. La Brexit ovviamente ha cambiato questa situazione.

Come sapete la comunità italiana nella circoscrizione di competenza del Consolato Generale di Londra ad oggi conta 291.000 iscrizioni all’AIRE, confermandosi la prima in Europa per dimensioni e la seconda al mondo dopo quella di Buenos Aires. Si stima che in effetti la presenza italiana tocchi le 600.000 unità. Se si mettono in conto anche la seconda, terza e quarta generazione, il numero degli utenti è di gran lunga superiore alla  stima di 600.000 persone.

C’è da ammirare il lavoro svolto con dedizione e professionalità dal Console Generale Mazzanti e dalla console Romani con tutto il loro staff.  Ma come è stato rappresentato all’Onorevole Amendola ed al Senatore Tonini, e come è stato ripetutamente fatto presente a chi di dovere dall’Ambasciatore Terracciano, il consolato di Londra sta operando con grandissime difficoltà. La Brexit sta aumentando questa situazione di emergenza ed il tempo di agire è adesso. Il consolato ha necessità di ottenere più fondi per poter assumere altro personale.

 

Conclusione

Come dicevo prima, i temi oggetto di trattative che le due commissioni dovranno affrontare sono molti. Avrei voluto presentarvi anche alcune

mie valutazioni sui diritti maturati nel campo della previdenza ed assistenza, nel campo dell’assistenza sanitaria e della convalida degli atti di stato civile. Ma il tempo datomi e quello che è, perciò vi ringrazio ancora dell’opportunità che mi è stata data e della vostra pazienza.

 

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