La tavola rotonda: The Mediterranean in crisis

Il 22 marzo si è tenuta al King’s College la conferenza “The Mediterranean in Crisis“. Ospiti della serata: la giornalista Lucia Annunziata, Lorenzo Fanara (Ambasciata Italiana) e il professore di Diritto Internazionale Andrea Bianchi (Graduate Institute Geneva). Moderatrice: Barbara Serra (Al Jazeera English). La round table non poteva non tener conto dei tragici attacchi terroristici di Bruxelles.

Gli ospiti concordano che occorre distinguere il tema del terrorismo dal tema dell’immigrazione. Il primo è frutto di gruppi che vogliono negare i diritti occidentali, il secondo rappresenta una sfida che l’Italia non può affrontare da sola.

“Più Europa” è la risposta ad entrambe le problematiche. Le informazioni dell’intelligence di ciascun paese devono essere condivise per prevenire il terrorismo, mentre hotspot europei sono necessari per gestire il processo migratorio. Molti migranti fuggono da Isis. L’Europa deve aver chiaro il proprio scopo: salvaguardare vite umane.

Si parla del Medio Oriente. Si ricorda come spesso la scelta geopolitica da fare sia il male minore. In Libia e in Siria, le Primavere Arabe, sorte con le più nobili intenzioni di rovesciare i regimi dittatoriali, hanno portato al collasso delle strutture statali e a guerre civili. La guerra a Saddam e l’operazione del 2011 per rovesciare Gheddafi hanno evidenziato l’assenza di un progetto post-guerra.

L’Europa fatica a decidere e ad implementare le proprie decisioni.

Nessun ospite ritiene che un intervento militare possa essere risolutivo. Le guerre contemporanee si combattono con i media, Internet e con il modo in cui la gente pensa. Fanara sottolinea che il governo italiano sta investendo in cultura, in quanto i foreign fighter sono giovani cresciuti in Europa che però non si sono mai integrati. A chi vuole alzare muri, viene detto che i terroristi sono già in Europa. Occorre più leadership europea.

Viene chiesto se l’Europa potrà mai disgregarsi sotto la pressione del terrorismo e dei flussi migratori. Viene risposto che non converrebbe a nessun paese. Gli ospiti concordano sul fatto che una generazione di giovani ragazzi (generazione “Erasmus”) sta progressivamente occupando posti di potere, queste donne e uomini non percepiscono più i confini nazionali perché si sentono semplicemente europei.”

Andrea Ferro