Brexit: nessun cambiamento immediato per gli italiani nel Regno

I cittadini del Regno Unito hanno scelto di lasciare l’Unione Europea nel referendum del 23 giugno scorso (Brexit). Questa decisione però non è immediata, ma verrà implementata due anni dopo che il Governo britannico notificherà al Consiglio Europeo la volontà di lasciare l’Unione. Da tale momento, come stipulato nell’Articolo 50 del trattato di Lisbona, inizieranno le negoziazioni, che possono durare un massimo di due anni.

In questo periodo la Gran Bretagna dovrà rinegoziare nuovi trattati non solo con l’Unione Europea ma dovrà stipulare degli accordi bilaterali con ogni paese dell’Unione. Le aree principali della trattazione saranno la libera circolazione delle merci e dei servizi e la libera circolazione delle persone. In particolare, la libera circolazione delle persone si riferisce non solo alle norme che regolano i movimenti delle persone da e per la Gran Bretagna ma anche quelle sulla sicurezza sociale, sull’assistenza sanitaria e sulla pratica delle libere professioni.

Non sarà facile fare tutto questo in due anni. Allo scadere di questo termine i trattati europei cesseranno di essere applicati sul territorio del Regno Unito, anche se non è stata raggiunta alcuna intesa.

E’ da sottolineare, però, che finché non scadranno i due anni dalla data di notifica della volontà di lasciare l’Unione europea, nulla cambia, ed i diritti e doveri dei cittadini italiani che risiedono in Gran Bretagna rimangono quelli oggi in vigore.

E’ impossibile prevedere ora i contenuti delle trattazioni, un possibile scenario è quello che ai cittadini Europei vengano applicate le norme in vigore per i cittadini extra europei. Per quanto riguarda il movimento delle merci, potrebbero entrare in vigore le norme del World Trade Organisation e ciò significa che, per esempio, le merci esportate dall’Italia in Gran Bretagna saranno soggette a dazi, al tempo stesso potrebbero iniziare i controlli ai porti di sbarco sul territorio britannico. Queste, però, sono solo supposizioni perché tutto sarà deciso durante le negoziazioni che il Governo britannico avrà con l’Unione non appena invocato l’articolo 50.

Per quanto riguarda la libera circolazione delle persone, potrebbero entrare in vigore le norme nazionali sull’immigrazione, sulla sicurezza sociale, sul servizio sanitario nazionale, sul riconoscimento degli studi e sulla pratica delle libere professioni. Sarebbe prudente quindi prepararsi per avere le carte in regola quando e se verrà richiesto di dimostrare i diritti acquisiti.

Libera circolazione

Le regole nazionali britanniche sulla immigrazione adesso prevedono le seguenti regole che potrebbero applicarsi in toto oppure in parte anche ai cittadini degli stati dell’Unione dopo la separazione.

Right of abode (lo stato di diritto al domicilio) prevede il diritto di entrata, di permanenza per studiare e per lavorare come dipendente oppure come lavoratore autonomo, senza alcuna restrizione di luogo e di tempo per l’interessato e per i suoi dipendenti.

Il Right of abode , spetta ai cittadini britannici oppure ai cittadini di alcuni stati del Commonwealth. Il documento che prova tale diritto è il passaporto rilasciato dalle autorità britanniche.

Chi ha la doppia cittadinanza, quella italiana e quella britannica, conserverà lo stato di diritto al domicilio anche dopo la separazione.

Coloro che invece non hanno la cittadinanza britannica ma che già si trovano sul territorio della Gran Bretagna al momento della separazione, potrebbero dover richiedere il certificate of entitlement (il certificato di acquisizione del diritto di domicilio) attraverso la presentazione di apposita domanda ed il versamento di £ 272 (costo valido nel 2016).

Il diritto al certificate of entitlement dipenderà dalla contrattazione tra il Governo britannico e l’Unione Europea.

Al momento però dobbiamo solo attendere e vedere come andranno le contrattazioni tra UE ed il Regno Unito.

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